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ENDOCRINOLOGIA

L’endocrinologia è la branca della medicina che si occupa dello studio, della prevenzione, della diagnosi e del trattamento delle malattie endocrine, cioè delle condizioni che derivano da alterazioni della produzione, della secrezione, del trasporto o dell’azione degli ormoni. Il sistema endocrino coordina funzioni essenziali dell’organismo, tra cui metabolismo energetico, crescita e sviluppo, omeostasi idroelettrolitica, pressione arteriosa, riproduzione, risposta allo stress e salute dell’osso, attraverso una rete di ghiandole, cellule endocrine diffuse e circuiti di feedback che integrano sistema nervoso e segnali metabolici. Quando un asse endocrino si altera, le conseguenze possono essere subdole e progressive, come nella disfunzione tiroidea o nell’ipogonadismo, oppure acute e potenzialmente fatali, come nella crisi surrenalica, nel coma iperosmolare o nelle complicanze severe dell’ipoglicemia.

Dal punto di vista di salute pubblica, le patologie endocrine rappresentano un capitolo centrale della medicina interna per la loro elevata prevalenza e per l’impatto su morbilità e mortalità, soprattutto attraverso le complicanze metaboliche e cardiovascolari. Il diabete mellito e l’obesità, insieme alle dislipidemie e alla steatosi epatica metabolica, costituiscono un continuum che coinvolge milioni di persone e condiziona in modo rilevante rischio di infarto, ictus, insufficienza renale e disabilità. Le malattie tiroidee sono estremamente comuni e influenzano qualità di vita, funzione cardiovascolare e salute riproduttiva. Le patologie dell’osso, come osteoporosi e disturbi del metabolismo calcio fosforo, contribuiscono in modo significativo al rischio di fratture, perdita di autonomia e costi sanitari. A queste si aggiungono condizioni meno frequenti ma clinicamente critiche, come tumori endocrini e sindromi ipofisarie o surrenaliche, che richiedono un inquadramento specialistico preciso per evitare danni irreversibili.

Parallelamente a questo carico clinico, l’endocrinologia ha conosciuto progressi straordinari in termini di comprensione dei meccanismi di segnalazione ormonale, definizione delle basi genetiche di molte sindromi, sviluppo di test diagnostici dinamici e introduzione di terapie farmacologiche sempre più mirate. La medicina endocrina moderna integra valutazione clinica, laboratorio di alta qualità, imaging morfo funzionale e approcci multidisciplinari, perché molte patologie richiedono l’interazione con diabetologia, cardiologia, nefrologia, ginecologia, andrologia, neurochirurgia, oncologia, medicina nucleare e chirurgia endocrina. L’obiettivo clinico è garantire una presa in carico continuativa che includa controllo di malattia, prevenzione delle complicanze e attenzione agli esiti centrati sul paziente, come sintomi, fertilità, composizione corporea e qualità di vita.

Questa pagina introduttiva ha lo scopo di fornire una panoramica dei concetti fondamentali dell’endocrinologia, affrontando la definizione delle principali categorie di malattie endocrine, l’epidemiologia e i fattori di rischio, le basi fisiopatologiche dei circuiti ormonali e del danno d’organo, i principi di classificazione e stratificazione prognostica, i fondamenti della diagnosi e del trattamento e l’organizzazione dell’assistenza endocrinologica, che saranno poi approfonditi nelle sezioni dedicate alle singole patologie e ai diversi ambiti specialistici.

Definizione di malattia endocrina e principali categorie nosologiche

Con il termine malattie endocrine si indica un ampio spettro di condizioni in cui la regolazione ormonale risulta alterata, causando squilibri funzionali a livello di organi e tessuti bersaglio. L’alterazione può derivare da ipersecrezione ormonale, iposecrezione, perdita della fisiologica regolazione a feedback, produzione ectopica, difetti di trasporto o metabolismo degli ormoni, oppure da resistenza periferica ai segnali endocrini. Un elemento distintivo dell’endocrinologia è la natura “sistemica” del danno: un singolo difetto in un asse può riflettersi su più apparati, con manifestazioni che spesso precedono la diagnosi di mesi o anni, come nel caso di ipotiroidismo lieve, ipercortisolismo subclinico o iperparatiroidismo iniziale.

Una prima grande categoria comprende i disturbi del metabolismo glucidico e del bilancio energetico, tra cui diabete mellito, prediabete, ipoglicemie e condizioni correlate a obesità e insulino resistenza. Queste entità non si limitano alla glicemia, ma coinvolgono assetto lipidico, pressione arteriosa, infiammazione di basso grado e funzione endoteliale, con esiti clinici dominati da complicanze microvascolari e macrovascolari. Un secondo gruppo include le malattie tiroidee, che comprendono ipotiroidismo, ipertiroidismo, tiroiditi, gozzo e noduli, con manifestazioni che interessano metabolismo, termoregolazione, funzione cardiovascolare e neuromuscolare.

Un terzo capitolo riguarda l’asse ipotalamo ipofisi, in cui alterazioni secretorie o lesioni strutturali possono determinare deficit multipli, iperprolattinemia, acromegalia o ipercortisolismo secondario, con quadri clinici complessi in cui i sintomi dipendono dalla combinazione di squilibri ormonali e dall’effetto massa. A questo si affiancano le patologie delle surreni, comprese insufficienza surrenalica primaria o secondaria, sindromi da eccesso di glucocorticoidi o mineralcorticoidi e tumori catecolaminergici, che possono presentarsi con instabilità emodinamica, disturbi elettrolitici o crisi ipertensive. Un’ulteriore area comprende le malattie del metabolismo calcio fosforo e dell’osso, come osteoporosi, iperparatiroidismo, ipoparatiroidismo e disordini della vitamina D, in cui il rischio clinico principale è la frattura e, in alcune condizioni, la calcificazione ectopica e il danno renale.

Infine, l’endocrinologia comprende le patologie della riproduzione e degli ormoni sessuali, inclusi ipogonadismi, sindromi iperandrogeniche, disturbi del ciclo e della fertilità, oltre a condizioni come sindrome dell’ovaio policistico, che rappresenta un punto di intersezione tra endocrinologia riproduttiva e metabolismo. In tutte queste categorie, identificare l’asse coinvolto e il meccanismo dominante consente di impostare un percorso diagnostico razionale, distinguendo una disfunzione primitiva di ghiandola da un difetto centrale o da una resistenza periferica, e orientando la terapia tra sostituzione, soppressione, modulazione recettoriale o trattamento chirurgico quando necessario.

Epidemiologia e fattori di rischio endocrinologici

Le malattie endocrine presentano un’ampia variabilità epidemiologica: alcune sono estremamente frequenti e spesso diagnosticate in medicina generale, altre sono rare ma ad alto impatto prognostico se non riconosciute precocemente. Il diabete mellito, nelle sue diverse forme, rappresenta una delle principali patologie croniche a livello globale e la sua prevalenza aumenta con l’età, con obesità e con la diffusione di stili di vita sedentari. Anche le disfunzioni tiroidee sono comuni, con una maggiore frequenza nel sesso femminile e un aumento con l’età, e possono essere influenzate da fattori autoimmuni, disponibilità di iodio e storia riproduttiva. L’osteoporosi è particolarmente prevalente nelle donne dopo la menopausa, ma interessa anche uomini e soggetti con fattori di rischio secondari, contribuendo a un carico rilevante di fratture da fragilità.

I fattori di rischio endocrinologici includono determinanti genetici, ambientali e iatrogeni. La predisposizione genetica è evidente in molte condizioni, dal diabete autoimmune alle dislipidemie familiari, dai tumori endocrini ereditari a forme monogeniche di diabete o di disfunzione surrenalica. In parallelo, fattori ambientali come dieta ipercalorica, sedentarietà e deprivazione di sonno favoriscono insulino resistenza e aumento di peso, mentre alcune carenze nutrizionali, come insufficiente apporto di iodio o vitamina D, possono predisporre a disfunzioni specifiche in contesti a rischio. L’ambiente endocrino è anche sensibile a fasi della vita come gravidanza, menopausa e invecchiamento, che modificano assetto ormonale, composizione corporea e vulnerabilità metabolica.

L’iatrogenesi ha un ruolo rilevante: corticosteroidi prolungati possono indurre diabete e osteoporosi, alcune terapie oncologiche o immunologiche possono alterare funzione tiroidea o gonadica, mentre farmaci che interferiscono con assi ormonali possono mascherare o svelare disfunzioni sottostanti. Anche comorbidità come malattia renale cronica, epatopatie e insufficienza cardiaca possono modificare metabolismo ormonale e rendere più complessa l’interpretazione dei test. Un ulteriore elemento epidemiologico è rappresentato dall’incremento delle diagnosi di noduli tiroidei e incidentalomi surrenalici legato alla diffusione dell’imaging, che richiede percorsi strutturati per distinguere lesioni clinicamente rilevanti da reperti a basso rischio, evitando sia sottodiagnosi sia overtreatment.

La valutazione del rischio in endocrinologia è strettamente legata alla prevenzione delle complicanze. Nel diabete e nelle dislipidemie, il rischio principale è cardiovascolare e microvascolare; nelle patologie dell’osso è il rischio di frattura; nelle disfunzioni surrenaliche o ipofisarie può essere il rischio di crisi acute e di danno d’organo da eccesso ormonale. Integrare epidemiologia, fattori di rischio e contesto clinico consente di definire quali pazienti necessitano di screening mirati e di interventi preventivi più intensivi, con l’obiettivo di ridurre eventi avversi e mantenere autonomia funzionale nel lungo periodo.

Fisiologia endocrina e basi fisiopatologiche della malattia

La fisiologia endocrina si fonda su circuiti di feedback che mantengono l’omeostasi entro range ristretti. Gli assi ipotalamo ipofisari regolano tiroide, surreni e gonadi attraverso segnali gerarchici; pancreas endocrino e tessuti periferici gestiscono il bilancio tra produzione e utilizzazione del glucosio; paratiroidi, vitamina D e rene controllano calcio e fosforo; ormoni adipocitari, incretine e segnali gastrointestinali modulano fame, sazietà e spesa energetica. In queste reti, la risposta ormonale dipende non solo dalla quantità di ormone circolante, ma anche dalla sensibilità recettoriale, dalla disponibilità di cofattori, dalla conversione periferica e dall’integrità degli organi bersaglio.

La fisiopatologia endocrina può essere letta come rottura di uno o più anelli del circuito. Nelle disfunzioni ghiandolari primitive, la ghiandola fallisce nel produrre un ormone o lo produce in eccesso, e il feedback centrale reagisce con variazioni compensatorie, come l’aumento di TSH nell’ipotiroidismo primitivo o la soppressione del TSH nell’ipertiroidismo. Nelle disfunzioni centrali, il difetto è a livello ipotalamo ipofisario, con ridotta stimolazione della ghiandola periferica e pattern laboratoristici che richiedono interpretazioni specifiche, perché i valori ormonali possono essere “inappropriatamente” normali o bassi. In molte condizioni, la disfunzione è dinamica: lo stress acuto, la malattia sistemica e l’infiammazione possono modificare la secrezione e il metabolismo ormonale, rendendo essenziale distinguere un disturbo primitivo da un adattamento transitorio alla malattia.

Nel diabete di tipo 2, il meccanismo dominante è la combinazione tra insulino resistenza periferica e progressiva disfunzione beta cellulare, con iperglicemia che a sua volta alimenta stress ossidativo, infiammazione e disfunzione endoteliale. Le complicanze microvascolari derivano da danno cronico a capillari e microcircolo, mentre quelle macrovascolari si inseriscono nel contesto dell’aterosclerosi accelerata. Nelle patologie tiroidee autoimmuni, la perdita di tolleranza verso antigeni tiroidei può determinare distruzione ghiandolare con ipotiroidismo o, in altri contesti, stimolazione recettoriale con eccesso ormonale. Nell’iperparatiroidismo, l’eccesso di paratormone altera rimodellamento osseo e omeostasi minerale, aumentando rischio di fratture e calcolosi, mentre nell’ipercortisolismo l’eccesso di glucocorticoidi determina catabolismo proteico, insulino resistenza, ipertensione, osteoporosi e vulnerabilità infettiva.

Un aspetto trasversale è la relazione tra asse endocrino e sistemi cardiovascolare, renale e nervoso: gli ormoni modulano tono vascolare, funzione cardiaca, filtrazione renale e attività neuronale, e le alterazioni endocrine possono manifestarsi con quadri che mimano patologie d’organo. Comprendere la fisiopatologia permette di collegare sintomi e segni ai meccanismi sottostanti, orientando l’uso di terapie sostitutive quando manca un ormone, di farmaci che riducono la produzione o bloccano recettori quando l’ormone è eccessivo, e di strategie che interrompono i circoli viziosi metabolici e vascolari responsabili delle complicanze croniche.

Classificazione, stratificazione del rischio e prognosi

La classificazione delle malattie endocrine utilizza criteri anatomici, funzionali ed eziologici. In molte condizioni, la distinzione tra forma primaria e centrale ha implicazioni immediate sul percorso diagnostico e sul trattamento. Nel diabete, la classificazione tra forme autoimmuni, tipo 2 e forme specifiche monogeniche o secondarie orienta scelta terapeutica e screening di complicanze. Nelle patologie tiroidee, distinguere disfunzioni autoimmuni, nodularità funzionale e tiroiditi transitorie consente di prevedere andamento, recidive e necessità di terapia a lungo termine. Anche nelle patologie dell’osso, la distinzione tra osteoporosi primaria e secondaria è essenziale per correggere cause reversibili e ridurre il rischio di fratture.

La stratificazione del rischio in endocrinologia si concentra su due assi principali: rischio di eventi acuti e rischio di complicanze croniche. Nel diabete, il rischio acuto include ipoglicemie severe e scompensi iperglicemici, mentre nel lungo periodo il rischio è dominato da nefropatia, retinopatia, neuropatia e malattia cardiovascolare. Nelle disfunzioni surrenaliche, il rischio acuto è la crisi surrenalica, mentre l’eccesso cronico di ormoni come cortisolo o aldosterone aumenta rischio cardiovascolare e metabolico. Nelle patologie tiroidee, il rischio include complicanze cardiache, come fibrillazione atriale nell’ipertiroidismo, e implicazioni riproduttive e neurocognitive in contesti specifici. Nelle patologie dell’osso, la stratificazione del rischio di frattura integra densità minerale, età, storia di fratture e fattori clinici aggiuntivi, perché la stessa densitometria può avere significato diverso a seconda del profilo complessivo.

La prognosi dipende dalla tempestività della diagnosi e dalla qualità del controllo terapeutico. Nel diabete e nelle dislipidemie, il controllo dei fattori di rischio modificabili e l’aderenza alle terapie riducono in modo sostanziale gli eventi cardiovascolari e la progressione delle complicanze. Nelle disfunzioni tiroidee, una terapia sostitutiva o anti tiroidea ben impostata migliora sintomi e riduce rischi, mentre i ritardi diagnostici possono determinare complicanze cardiache o neuropsichiatriche. Nelle sindromi ipofisarie e surrenaliche, la prognosi è strettamente legata alla riduzione dell’eccesso ormonale o alla corretta sostituzione dei deficit, perché l’esposizione cronica a squilibri anche moderati può accumulare nel tempo un carico di danno metabolico, osseo e cardiovascolare.

Accanto agli esiti clinici “duri”, la prognosi include qualità di vita, composizione corporea, funzione sessuale e fertilità, salute dell’osso e performance fisica. La stratificazione del rischio diventa quindi uno strumento pratico per personalizzare obiettivi terapeutici, intensità del follow up e prevenzione, con un approccio centrato sul paziente e sull’equilibrio tra efficacia, sicurezza e sostenibilità nel lungo periodo.

Principi generali di diagnosi endocrinologica

La diagnosi endocrinologica si fonda su un approccio sistematico che parte da anamnesi ed esame obiettivo e procede con indagini di laboratorio e strumentali mirate. L’anamnesi deve esplorare sintomi spesso sfumati ma altamente informativi, come variazioni di peso, intolleranza al caldo o al freddo, astenia, alterazioni dell’alvo, poliuria e polidipsia, modificazioni del tono dell’umore, irregolarità mestruali, calo della libido, fragilità ossea, crampi o parestesie. È essenziale ricostruire farmaci in uso, perché molti trattamenti interferiscono con test ormonali o causano disfunzioni endocrine, e valutare familiarità per diabete, malattie tiroidee, fratture, tumori endocrini o sindromi ereditarie.

L’esame obiettivo integra misurazioni antropometriche e segni clinici orientativi: distribuzione del grasso corporeo, pressione arteriosa e frequenza cardiaca, cute e annessi, presenza di gozzo o noduli, segni di iperandrogenismo, strie e fragilità cutanea, debolezza muscolare prossimale, segni di disidratazione o di sovraccarico, alterazioni del campo visivo nei sospetti ipofisari. L’endocrinologia richiede spesso una valutazione “dettaglio dipendente”, perché cambiamenti lenti e progressivi possono essere riconosciuti solo con un esame accurato e con la comparazione nel tempo di parametri clinici.

Gli esami di laboratorio rappresentano il cuore della diagnosi, ma richiedono interpretazione contestuale. Dosaggi ormonali basali, markers metabolici e test di funzione d’organo devono essere letti considerando ritmi circadiani, condizioni di stress, stato nutrizionale, gravidanza, età e farmaci. In molti casi, sono necessari test dinamici di stimolo o soppressione per valutare la riserva funzionale di un asse o confermare un eccesso ormonale. L’imaging, dall’ecografia tiroidea alla risonanza ipofisaria, dalla TC surrenalica alla densitometria ossea, completa la valutazione e consente di definire anatomia e possibili cause strutturali. In condizioni selezionate, la medicina nucleare e le tecniche funzionali sono cruciali per caratterizzare lesioni endocrine e guidare scelte terapeutiche.

L’obiettivo dell’iter diagnostico è distinguere una disfunzione transitoria da una patologia stabile, definire se il difetto è primitivo o centrale, identificare cause reversibili e valutare già in fase iniziale il rischio di complicanze. Un percorso graduato, basato su probabilità pre test, conferme biochimiche e imaging appropriato, consente di evitare diagnosi improprie e di iniziare tempestivamente una terapia mirata, prevenendo danno d’organo e riducendo eventi acuti potenzialmente gravi.

Principi generali di trattamento e prevenzione endocrinologica

Il trattamento delle malattie endocrine combina interventi sullo stile di vita, terapia farmacologica e, quando indicato, procedure chirurgiche o interventistiche, con obiettivi che includono controllo dei sintomi, correzione dello squilibrio biochimico e prevenzione delle complicanze. Nelle condizioni da deficit ormonale, la terapia sostitutiva mira a ripristinare livelli e ritmi quanto più possibile fisiologici, riducendo sintomi e rischio di eventi acuti. Nelle condizioni da eccesso ormonale, l’obiettivo è ridurre la produzione, bloccare l’azione periferica o rimuovere la causa, con un bilanciamento attento tra efficacia e rischio di iatrogenesi, perché un trattamento troppo aggressivo può spostare il paziente da un eccesso a un deficit clinicamente significativo.

Nel diabete e nel continuum metabolico, la terapia si fonda su cambiamenti di stile di vita, perdita di peso quando indicata, attività fisica regolare e ottimizzazione nutrizionale, integrati da farmaci che migliorano sensibilità insulinica, secrezione, escrezione renale del glucosio o segnalazione incretinica, con l’obiettivo di controllare glicemia e ridurre eventi cardiovascolari e renali. La gestione moderna è sempre più personalizzata: target glicemici e scelta dei farmaci dipendono da età, comorbidità, rischio di ipoglicemia, funzione renale e priorità del paziente. Nelle disfunzioni tiroidee, la terapia sostitutiva o anti tiroidea, e quando necessario l’intervento chirurgico o radiometabolico, sono guidati da quadro clinico, severità e cause sottostanti. Nelle patologie dell’osso, la prevenzione delle fratture include adeguato apporto di calcio e vitamina D, esercizio di forza ed equilibrio, riduzione del rischio di cadute e farmaci anti riassorbitivi o anabolici in pazienti selezionati in base al profilo di rischio.

La prevenzione è un pilastro trasversale dell’endocrinologia. Prevenzione primaria significa ridurre il rischio di diabete e complicanze metaboliche con interventi su alimentazione, attività fisica e peso; prevenzione secondaria significa controllare in modo rigoroso pressione arteriosa, lipidi e glicemia nei pazienti già affetti, con sorveglianza regolare di reni, retina e piedi per intercettare precocemente le complicanze. Nei pazienti con insufficienza surrenalica, la prevenzione include educazione alla gestione delle situazioni di stress e disponibilità di terapia di emergenza per evitare crisi. Nelle patologie tiroidee e ipofisarie, il follow up strutturato riduce il rischio di recidiva o di danno da sotto o sovratrattamento, e consente di adeguare la terapia alle fasi della vita.

L’efficacia del trattamento endocrinologico dipende dalla continuità e dalla qualità del monitoraggio, perché molte condizioni sono croniche e richiedono aggiustamenti progressivi. Un approccio centrato sul paziente, che includa educazione, semplificazione terapeutica quando possibile e attenzione agli effetti avversi, consente di ottenere il massimo beneficio clinico e di prevenire complicanze evitabili.

Organizzazione dell’assistenza endocrinologica e continuità di cura

La gestione delle patologie endocrine richiede modelli organizzativi integrati tra territorio e specialistica, perché molte condizioni sono ad alta prevalenza ma con sottogruppi a elevata complessità. Percorsi strutturati per diabete e obesità, con integrazione tra medicina generale, diabetologia, dietistica, educazione terapeutica e, quando necessario, cardiologia e nefrologia, migliorano controllo metabolico e riducono complicanze. In questo contesto, l’educazione del paziente è parte della terapia: comprendere obiettivi, riconoscere segni di ipoglicemia o scompenso e saper gestire farmaci e monitoraggi migliora sicurezza e aderenza.

Per le patologie tiroidee, l’organizzazione efficace richiede accesso a ecografia, laboratorio affidabile e percorsi per la valutazione dei noduli, inclusa la citologia quando indicata, con integrazione tra endocrinologia, anatomia patologica, chirurgia e medicina nucleare. Nelle patologie ipofisarie e surrenaliche, spesso rare e complesse, la presa in carico beneficia di team multidisciplinari che includono neuroradiologia, neurochirurgia, chirurgia endocrina e, nei tumori endocrini, oncologia e genetica medica. La continuità di cura è essenziale per prevenire ricadute cliniche e biochimiche, perché molte sindromi richiedono monitoraggi a lungo termine e aggiustamenti terapeutici in base a età, comorbidità e fasi della vita.

Un’attenzione crescente è rivolta alle transizioni di cura e ai pazienti con lunga sopravvivenza. Bambini con diabete o difetti endocrini congeniti che raggiungono l’età adulta necessitano di un passaggio organizzato per evitare interruzioni di follow up e perdita di competenze specifiche. In gravidanza e nel post partum, la gestione di diabete, disfunzioni tiroidee o patologie ipofisarie richiede percorsi dedicati con ostetricia e ginecologia. L’innovazione tecnologica, come sistemi di monitoraggio glicemico continuo e telemedicina, offre opportunità per migliorare controllo e accessibilità, ma richiede protocolli chiari e competenze dedicate per interpretare i dati e intervenire in modo tempestivo.

La qualità dell’assistenza endocrinologica dipende dalla standardizzazione dei percorsi, dall’aderenza alle evidenze, dalla formazione continua e dall’integrazione tra prevenzione e cura. L’obiettivo finale è ridurre complicanze e disabilità, preservare funzione e autonomia e garantire una gestione sostenibile e personalizzata nel lungo periodo.

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